Una recente ricerca internazionale, dell’IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana – Plesso Ospedale Policlinico San Martino, in collaborazione con il Netherlands Cancer Institute di Amsterdam e finanziata da AIRC ha indagato un fenomeno sempre più discusso in oncologia: il ruolo del digiuno nel migliorare l’efficacia delle terapie antitumorali. Lo studio dimostra che la restrizione alimentare agisce non solo sul metabolismo, ma è anche in grado di modificare direttamente il comportamento delle cellule tumorali.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno suggerito che il digiuno possa aumentare la risposta alle terapie nel tumore al seno, in particolare quelle ormonali, come il tamoxifene. Tuttavia, i meccanismi biologici alla base di questo effetto non erano ancora chiari.
“Da più di 10 anni studiamo come il digiuno, nel contesto di una dieta ipocalorica, possa aumentare l’efficacia di certi tipi di terapie” spiega Irene Caffa, ricercatrice biologa nel laboratorio di Biogerontologia, afferente alla Clinica Geriatrica diretta dal Prof. Alessio Nencioni, e tra i coordinatori dello studio, che riprende: “ci siamo concentrati soprattutto sul tumore mammario positivo ai recettori ormonali, dove le evidenze scientifiche sono particolarmente solide”.
Il più recente lavoro condotto dal gruppo di ricerca, pubblicato su Nature, ha portato all’identificazione di un elemento chiave di questo processo: il recettore dei glucocorticoidi (GR), una proteina che risponde ad ormoni come il cortisolo, rendendo le cellule malate più suscettibili alle terapie oncologiche.
“Durante il digiuno, l’organismo va incontro a una serie di cambiamenti sistemici: si riducono i livelli di insulina, mentre aumentano ormoni come cortisolo e progesterone” - racconta Caffa – “questi segnali ormonali non si limitano a regolare il metabolismo, ma influenzano direttamente le cellule tumorali. I livelli più alti di cortisolo, osservati sia nei modelli murini sia nelle pazienti, in questo tipo di tumori, agiscono come un vero e proprio tumor suppressor. In particolare, l’attivazione del recettore GR da parte del cortisolo porta a spegnere, nelle cellule neoplastiche, geni che controllano la crescita cellulare”.

Nei modelli sperimentali, la combinazione di digiuno e tamoxifene ha portato a una riduzione significativa della crescita tumorale rispetto alla sola terapia farmacologica. Un dato particolarmente importante è che questo effetto scompare quando si blocca il recettore dei glucocorticoidi, dimostrando che il GR è essenziale in questo processo. “È importante ricordare” - precisa Caffa – “che l’approccio dietetico non deve essere visto come un’alternativa alla terapia oncologica, ma come un supporto complementare, e deve essere sempre svolto all’interno di trial dedicati e sotto il controllo medico”.
Dal punto di vista clinico, tuttavia, l’applicazione del digiuno presenta, in alcuni casi, delle difficoltà. Non tutti i pazienti sono in grado di sostenerlo, soprattutto nel lungo periodo. Per questo motivo, i ricercatori stanno esplorando strategie alternative, in particolare il potenziale utilizzo di farmaci già presenti in pratica clinica, tramite studi su diversi tipi di tumore. Questa ricerca contribuisce a ridefinire il modo in cui consideriamo il rapporto tra metabolismo, sistema endocrino e cancro, aiutandoci a comprendere come fattori sistemici possano riprogrammare il comportamento delle cellule tumorali e influenzare la risposta alle terapie.
In questo scenario, il metabolismo del paziente diventa parte integrante della strategia terapeutica. La sfida futura sarà tradurre queste scoperte in approcci clinici sicuri ed efficaci, capaci di migliorare concretamente la prognosi dei pazienti.
Link alla pubblicazione scientifica: Nature
DOI: 10.1038/s41586-025-09869-0
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