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Si è svolto venerdì 5 Dicembre al Castello Simon Boccanegra il convegno “Innovazione e Life Sciences: Ricerca, Imprese e Istituzioni per un Ecosistema Integrato”, organizzato dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, una giornata di confronto dedicata al ruolo strategico che i finanziamenti del Piano Nazionale Complementare (PNC) al PNRR e il PNRR stesso stanno giocando nella costruzione di un modello sostenibile e competitivo per il trasferimento tecnologico nelle scienze della vita.
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È stato avviato a giugno un ambizioso progetto europeo che unisce 18 centri di ricerca, tra cui i più importanti centri che si occupano di fertilità, nello sforzo comune di raccogliere dati e dare risposte a chi, ricevuta una diagnosi di cancro tra i 15 e i 39 anni, si è sottoposto a cure oncologiche che influenzano la sfera riproduttiva. L’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, con l’Unità di Fisiopatologia della Riproduzione Umana, porta la sua esperienza nel follow-up dei pazienti oncologici come centro regionale di riferimento per l’oncofertilità.
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CD56, una proteina normalmente presente sulla superficie di alcune cellule del sistema immunitario, potrebbe diventare un prezioso indicatore capace di guidare i medici nella scelta della terapia più efficace per i pazienti affetti da mieloma multiplo. Questo è quanto emerge da uno studio condotto all’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova pubblicato sulla rivista internazionale Blood Cancer Journal.
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Una terapia precoce a base di ossitocina, l’ormone che facilita il parto, potrebbe aiutare a prevenire disturbi psichiatrici e del neurosviluppo come autismo, ADHD e schizofrenia. È quanto emerge da uno studio preclinico realizzato dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), pubblicato sulla rivista "Brain", che ha evidenziato come il trattamento nei primissimi giorni di vita ripari la barriera ematoencefalica, fondamentale per la protezione del cervello, e migliori le funzioni cognitive, comportamentali e immunitarie.
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Scoprire prima della diagnosi di essere portatrici di una mutazione nei geni BRCA1 o BRCA2 può cambiare il destino di una donna colpita da tumore al seno ereditario. Questo è quanto emerge da uno studio mondiale condotto dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Clinical Oncology, che ha dimostrato come la diagnosi precoce grazie al test genetico preventivo possa migliorare la prognosi e ridurre l’aggressività delle cure.
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